Siamo musicali fin dalla nascita? Neonati, ritmo e cervello

MUSICA E CERVELLO

Siamo musicali fin dalla nascita?

Quando ascoltiamo musica, il nostro cervello non sente soltanto una successione di suoni: cerca regolarità e prova continuamente ad anticipare quello che potrebbe succedere dopo.

Ma questa capacità quando compare?

Uno studio pubblicato nel 2026 su PLOS Biology, a cui ha partecipato anche il neuroscienziato italiano Giacomo Novembre, suggerisce che alcune forme molto semplici di previsione musicale siano presenti già nei primi giorni di vita.

Che cosa hanno fatto i ricercatori?

Gli studiosi hanno registrato con l’EEG l’attività cerebrale di 49 neonati di 0–2 giorni mentre dormivano e ascoltavano melodie per pianoforte di Johann Sebastian Bach.

In alcuni casi le melodie mantenevano la loro struttura originale; in altri l’ordine delle note e dei tempi era stato modificato, riducendo le normali regolarità musicali.

L’obiettivo era capire se il cervello dei neonati si limitasse a reagire ai singoli suoni oppure riuscisse già a riconoscere alcune regolarità nella sequenza.

Il risultato: il cervello sembra aspettarsi “quando” arriverà la nota

I ricercatori hanno osservato che, nelle melodie strutturate, l’attività cerebrale dei neonati cambiava in funzione di quanto una nota fosse temporalmente attesa o inattesa.

In parole semplici: il cervello sembrava utilizzare ciò che aveva appena ascoltato per costruire un’aspettativa su quando sarebbe potuto arrivare il suono successivo.

Questo effetto non compariva nello stesso modo quando la struttura musicale veniva alterata.

È un risultato sorprendente, considerando che i bambini avevano soltanto poche ore o pochi giorni di vita.

E la melodia?

Qui il risultato è diverso.

Nello stesso esperimento non è emersa un’evidenza altrettanto chiara per le aspettative relative all’altezza delle note, cioè alla componente più propriamente melodica.

Questo però non significa che i neonati non sentano le melodie o non distinguano note diverse.

Significa soltanto che, nelle condizioni di questo studio, le regolarità temporali risultavano più chiaramente rappresentate nell’attività cerebrale rispetto a quelle melodiche.

Una cautela importante

I neonati sono stati studiati mentre dormivano.

Gli stessi ricercatori sottolineano quindi che serviranno altri studi per capire se questa maggiore sensibilità al ritmo sia davvero una caratteristica delle primissime fasi dello sviluppo oppure dipenda, almeno in parte, dallo stato di sonno.

Che cosa ci dice davvero questo studio?

Lo studio non dimostra che i neonati “capiscano” la musica come gli adulti e nemmeno che nascano già con tutte le capacità musicali sviluppate.

Ci dice che il cervello umano sembra essere sensibile alle regolarità temporali della musica fin dai primissimi giorni di vita.

Ed è proprio questa precisione a rendere il risultato interessante.

Perché ne parliamo in GOSP?

In orchestra, il tempo è fondamentale.

Suonare insieme significa ascoltare gli altri, prevedere ciò che accadrà, coordinare i propri movimenti e adattarsi continuamente al gruppo.

Naturalmente questo studio sui neonati non dimostra direttamente gli effetti della pratica orchestrale.

Ma ci ricorda quanto siano profonde e precoci alcune delle capacità che, molti anni dopo, rendono possibile qualcosa di straordinariamente complesso come fare musica insieme.


Lo studio

Bianco R., Tóth B., Bigand F., Nguyen T., Sziller I., Háden G.P., Winkler I., Novembre G. (2026).
Human newborns form musical predictions based on rhythmic but not melodic structure.
PLOS Biology, 24(2), e3003600.
DOI: 10.1371/journal.pbio.3003600. Pubblicato il 5 febbraio 2026.

Leggi lo studio originale su PLOS Biology

2026-10-01T12:15:47+00:00 26 settembre, 2026|