MUSICA E CERVELLO #03
Due cervelli possono “sincronizzarsi”?
Hyperscanning, musica e attività cerebrale condivisa
Quando due persone suonano insieme devono ascoltarsi, prevedersi, adattarsi continuamente e mantenere un tempo comune. Ma questa coordinazione può essere osservata anche nel cervello?
Negli ultimi anni le neuroscienze hanno iniziato a studiare proprio questo fenomeno attraverso una tecnica chiamata hyperscanning: invece di registrare l’attività cerebrale di una sola persona, i ricercatori registrano contemporaneamente quella di due o più persone mentre interagiscono. ScienceDirect
Ed è qui che compare un’espressione molto suggestiva: inter-brain synchrony, cioè sincronizzazione tra cervelli.
Ma che cosa significa davvero?
La domanda
Quando più persone fanno musica insieme, alcuni aspetti della loro attività cerebrale possono mostrare andamenti temporali simili?
E, soprattutto, che rapporto esiste tra questa eventuale sincronizzazione e ciò che le persone stanno facendo insieme?
La domanda è particolarmente interessante per la musica, perché suonare in gruppo richiede una coordinazione continua: seguire il ritmo, ascoltare gli altri, prevedere ciò che sta per accadere e correggere rapidamente le proprie azioni.
Lo studio
Nel 2024 Shate Cheng, Jiayi Wang, Ruiyi Luo e Ning Hao hanno pubblicato su Neuroscience & Biobehavioral Reviews una review sistematica dedicata agli studi di hyperscanning nelle attività musicali.
Non si tratta quindi di un singolo esperimento, ma di un lavoro che ha raccolto e confrontato 32 studi, per un totale di circa 1000 partecipanti.
Tra questi, 26 studi utilizzavano EEG, 5 fNIRS e uno fMRI. Le attività analizzate erano molto diverse: performance strumentale, ascolto musicale, canto corale, esercizi ritmici, educazione musicale, musicoterapia e attività creative di gruppo. ScienceDirect
Gli autori non hanno effettuato una meta-analisi, proprio perché gli studi erano ancora troppo diversi tra loro per metodologia, tipo di attività e numerosità dei campioni. ScienceDirect
Che cosa hanno trovato
In molti degli studi analizzati compare una qualche forma di inter-brain synchrony durante le attività musicali condivise.
In termini molto semplici, significa che alcuni segnali registrati nei cervelli di persone coinvolte nella stessa attività possono mostrare variazioni temporali correlate.
Gli studi utilizzano però metodi diversi per misurare questo fenomeno: correlazione, coerenza, sincronizzazione di fase e altre misure delle relazioni temporali tra i segnali cerebrali. Le aree più frequentemente coinvolte negli studi della review comprendono regioni frontali, centrali, parietali e temporali. ScienceDirect
Ma c’è un risultato particolarmente importante.
Più sincronizzazione non significa necessariamente migliore collaborazione.
Gli stessi autori sottolineano che il rapporto tra sincronizzazione cerebrale e comportamento cooperativo non è semplicemente lineare: in alcune condizioni una maggiore sincronizzazione può comparire anche quando il compito è più difficile o richiede maggiori risorse cognitive. ScienceDirect
Che cosa NON possiamo concludere
La parola “sincronizzazione” può facilmente far immaginare qualcosa di molto più spettacolare di ciò che i dati mostrano.
Due cervelli che mostrano attività sincronizzata non diventano lo stesso cervello.
Non significa che due persone abbiano gli stessi pensieri, provino necessariamente le stesse emozioni o riescano in qualche modo a “leggersi la mente”.
La sincronizzazione inter-cerebrale è una relazione statistica tra segnali cerebrali registrati nel tempo.
Inoltre, questi studi non dimostrano che fare musica produca automaticamente maggiore empatia, collaborazione o capacità sociali. La review stessa sottolinea l’eterogeneità dei metodi e dei campioni e la necessità di ricerche più ampie e comparabili. ScienceDirect
Anche la ricerca sull’hyperscanning più in generale invita alla cautela: osservare attività cerebrale correlata tra due persone non permette, da solo, di stabilire un rapporto causale tra sincronizzazione cerebrale e comportamento. PubMed
Perché ci interessa in GOSP
Un’orchestra è un esempio straordinario di attività condivisa.
Ogni musicista deve occuparsi della propria parte ma, nello stesso momento, ascoltare gli altri, seguire il direttore, prevedere ciò che sta per accadere e adattare continuamente tempo, intensità e fraseggio.
L’hyperscanning offre agli scienziati uno strumento per studiare alcune delle dinamiche cerebrali associate a questa coordinazione.
Questo non significa che possiamo affermare che i cervelli dei ragazzi di GOSP “si sincronizzino” semplicemente perché suonano insieme.
Significa però che ciò che accade quotidianamente in un’orchestra — ascoltarsi, prevedersi e coordinarsi — è diventato anche un interessante oggetto di studio per le neuroscienze sociali.
Bibliografia
Cheng, S., Wang, J., Luo, R., & Hao, N. (2024). Brain to brain musical interaction: A systematic review of neural synchrony in musical activities. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 164, 105812. DOI: 10.1016/j.neubiorev.2024.105812. PubMed